Compiti migliori ed esami peggiori
Ad agosto l’Economist ha pubblicato uno studio che risponde alla domanda che gli insegnanti si fanno da tre anni: l’intelligenza artificiale peggiora l’apprendimento dei ragazzi? Per la maggior parte di loro, sì. Lo firmano David Strömberg dell’Università di Stoccolma e Victor Lei e Yanhui Wu dell’Università di Hong Kong, ed è uscito a giugno come working paper del CEPR, The Generative AI Learning Penalty (1)
Per trenta mesi gli autori hanno seguito 26.811 studenti cinesi fra i 12 e i 18 anni, confrontando i compiti a casa con le verifiche in classe a libro chiuso e con gli esami di ammissione. Otto su dieci hanno adottato un chatbot. I voti dei compiti sono saliti del 18 per cento e il tempo per farli è sceso da 64 a 45 minuti, mentre entro sei mesi i voti delle verifiche in classe sono calati del 20 per cento. Dopo circa due anni i voti degli esami di ammissione alle superiori erano scesi del 24 per cento, quelli per l’università del 18.
L’ambiente cambia il nostro corpo
Cambiamo con l’ambiente in cui viviamo o che ci costruiamo intorno. A volte cambiamo nei geni, e servono millenni: la capacità di digerire il latte da adulti si è diffusa in Europa soprattutto negli ultimi tremila anni, selezionata da carestie ed epidemie (2).
Più spesso cambiamo nel corpo, nel corso della nostra vita. Quando l’agricoltura ha reso inutile camminare per chilometri, femore e tibia degli europei hanno perso resistenza per tutto il Neolitico e le anche degli agricoltori sedentari sono diventate molto meno dense di quelle delle popolazioni nomadi. Pensa che le contadine che macinavano il grano a mano erano più forti fino al 16 per cento delle canottiere di Cambridge!! (3).
L’invenzione dei motori ha confinato il lavoro fisico a determinate categorie di lavori, ed essere muscolosi è diventata una scelta. Oggi chi vuole un bel fisico va in palestra, per motivi estetici o di benessere. Chi non ci va si ritrova con le braccia magre, le gambe come stecchini e la pancetta floscia, ma può avere comunque una vita piena di successi grazie alla sua intelligenza. Nel Medioevo sarebbe stato facile preda di qualche muscoloso cavaliere nemico.
L’intelligenza artificiale sta facendo con il lavoro mentale quello che il motore ha fatto con i muscoli, e ci è voluto quasi un secolo per capire che la fatica tolta al corpo andava restituita con l’esercizio, per la salute e per l’equilibrio. Questa volta il cambiamento è cognitivo. Ai 26.811 studenti cinesi sono bastati sei mesi di “motore cognitivo” per veder calare i voti delle verifiche.
Chi si allena e chi no
Il primo dato dice che non si indeboliscono tutti. L’81 per cento di chi usa l’intelligenza artificiale si fa fare i compiti, e li chiude in tempi da record con voti alti: è la gobba rossa a sinistra nel grafico 3. Chi invece continua a passare sui compiti il tempo di prima prende agli esami gli stessi voti di chi non la usa.
Conta anche la dose, perché chi la usa meno di un’ora a settimana perde il 5 per cento e chi la usa cinque ore o più perde il 30. In palestra funziona così. Se i pesi li solleva qualcun altro, il muscolo si indebolisce.
Poi c’è la prova che una palestra si può progettare in modo che il muscolo continui a lavorare. In Turchia circa mille liceali hanno studiato matematica con due versioni di ChatGPT (4). Chi aveva quella normale, che dà le soluzioni, all’esame senza assistenza è andato peggio del 17 per cento, mentre chi aveva quella che dà solo i suggerimenti preparati dagli insegnanti è andato come chi non l’aveva mai usata. Il modello era lo stesso.
Il muscolo si perde anche da adulti. In Polonia diciannove endoscopisti esperti hanno lavorato per qualche mese con un sistema che segnala i polipi sullo schermo. Quando poi hanno lavorato senza, la quota di esami in cui trovavano almeno un adenoma, una lesione che può diventare tumore, è scesa dal 28,4 al 22,4 per cento ([Lancet Gastroenterology & Hepatology] (5).
Da che parte vuoi stare?
Per chi studia o lavora vale la stessa regola. Se usi il motore cognitivo per spegnere il cervello, fra qualche anno rischi di avere un cervello più debole, con meno capacità di analisi e di sintesi: un cervello con la pancia.
Non succede solo in Cina. L’8 settembre l’OCSE ha pubblicato i risultati di PISA 2025: fra il 2015 e il 2025 i quindicenni dei paesi OCSE hanno perso in media 28 punti in lettura, quasi un anno e mezzo di scuola. Chi usa i chatbot per riassumere i testi da leggere ottiene in media punteggi più bassi in scienze [OCSE, PISA 2025 (6)].
In Italia quasi metà dei quindicenni li usa almeno una volta a settimana per studiare. Il calo era cominciato prima di ChatGPT, e l’OCSE non gli attribuisce una causa sola. Nella prefazione però Andreas Schleicher, che all’OCSE dirige l’istruzione, sceglie la stessa immagine di questo articolo: in forma non si diventa guardando lo sport, ma facendolo.
A gennaio Anthropic ha fatto studiare una libreria di programmazione a 52 sviluppatori junior e ha trovato che chi aveva l’assistente prendeva al test 50 su 100 contro 67, con i risultati migliori fra chi gli chiedeva spiegazioni invece di codice pronto [Anthropic] (7).
Se sei un genitore, un indicatore da tenere d’occhio è il tempo. Gli autori cinesi hanno trovato che fra gli studenti che usano l’intelligenza artificiale e hanno già voti sopra la media nei compiti, chi ha i voti più alti va peggio agli esami. Un compito di matematica chiuso in quattro minuti e senza un errore merita una domanda.
La prima risposta collettiva è la cultura. Chi ha studiato sa a cosa serve la fatica di pensare. Lo sa per la stessa ragione per cui va in palestra chi sa cosa succede a un corpo fermo. Chi ha cultura ha più anticorpi per scegliere, distinguere, mettere in discussione, esaminare punti di vista alternativi.
La seconda è la cultura su come si usa l’intelligenza artificiale, ed è qui che può diventare un’occasione di crescita e di benessere invece che di cervello obeso.
Chi saprà usare la nuova palestra per la mente offerta dall’intelligenza artificiale si ritroverà con un cervello più tonico, meglio informato, più consapevole. A chi non la saprà usare crescerà la pancia mentale.
Dobbiamo fare oggi il massimo sforzo perché i nostri figli non finiscano nel secondo gruppo.
La palestra la deve fornire la scuola
Per i figli la partita si gioca a scuola che oggi ha un problema preciso.
Il compito a casa è sempre stato due cose insieme: l’allenamento e il modo in cui l’insegnante, correggendolo, si fa una idea di chi studia. In Italia di rado fa media, perché anche prima dell’AI dietro un compito poteva esserci un genitore, un compagno più bravo o una ricerca su Internet.
L’intelligenza artificiale ha messo quel compagno più bravo a disposizione di tutti, ogni sera. Gli autori cinesi scrivono che così il compito perde il suo valore di segnale, e il calo resta invisibile fino alla prima verifica a libro chiuso.
Le linee guida del ministero dell’agosto 2025 (8) affidano al dirigente scolastico la responsabilità primaria sull’intelligenza artificiale nella sua scuola. Sui compiti a casa non dicono niente.
Io penso che la palestra la debba fornire la scuola. Agli studenti va dato un tutor fatto apposta, programmato per insegnare con domande e suggerimenti, un passo alla volta e mai con la soluzione intera. In Turchia non ha fatto perdere nulla. L’Estonia da fine gennaio ne distribuisce uno agli studenti di 16 e 17 anni, costruito con i propri ricercatori e con OpenAI per guidare il ragionamento invece di dare risposte pronte (9).
Perché funzioni servono alcune regole.
Le verifiche in classe si fanno prevalentemente senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale, perché servono a misurare quello che il ragazzo sa fare da solo.
Ma ha senso anche prevedere verifiche in classe che prevedono l’utilizzo di strumenti AI, perché è una competenza che va sviluppata anche quella. In questo caso il voto misurerà il modo in cui viene utilizzata l’AI. All’Università di Pisa, nel corso di Advanced Programming, usarla è obbligatorio per superare l’esame, e si valuta la capacità di controllare quello che produce.
I compiti a casa invece si fanno solo con il tutor AI della scuola, e il professore può leggere le conversazioni, aiutato dagli strumenti automatici, per capire chi si fa spiegare e chi si fa sostituire. E per valutare, dalle conversazioni, se i compiti sono stati effettivamente fatti o no.
Le conversazioni restano alla scuola, non servono ad addestrare i modelli, e la scuola deve poter cambiare fornitore. Ogni adozione va misurata, come stanno facendo l’Università di Tartu con il programma estone e l’INVALSI con le 15 scuole della sperimentazione italiana, i cui risultati sono attesi presumibilmente per dicembre(11).
Tutto questo richiede investimenti. Una palestra vuole attrezzi, allenatori e manutenzione, e questa non fa eccezione: lo sviluppo o le licenze del tutor, la formazione dei docenti, chi custodisce i dati e chi misura i risultati, ogni anno e non una volta sola. L’Estonia divide la spesa a metà fra Stato e aziende private. In Italia il decreto approvato il 4 agosto destina 100 milioni alla formazione dei docenti sull’intelligenza artificiale (10).
È un inizio. Il tutor per gli studenti è un costo in più. Ma come sappiamo l’ investimento in conoscenza è quello che paga l’interesse più alto.
Riferimenti
(1) The Generative AI Learning Penalty, David Strömberg Victor Lei Yanhui Wu, 02 June 2026
(2) Dairying, diseases and the evolution of lactase persistence in Europe, 27 July 2022
(6) PISA 2025 Results (Volume I) Future-Ready Students
(7) Anthropic: How AI assistance impacts the formation of coding skills
(8) Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche
(11) Ansa: A lezione di Intelligenza Artificiale, ora sarà nei programmi scolastici, 23 Agosto 2026
*Guido un'azienda che lavora sull'intelligenza artificiale: ne scrivo perché la vedo da vicino, non per venderti qualcosa. Per questo articolo l'ho usata per cercare le fonti; tesi e revisione sono mie.*







Ciao! Un'interessante analisi su un tema cruciale, l'intelligenza artificiale nelle scuole. C'è da dire che le linee guida del ministero (come hai evidenziato giustamente) non sono proprio esaustive e al passo con i tempi. La mia opinione è che come tutte gli oggetti, in quanto tali, sono dei mezzi ed è l'uso che se n'è fa' ad essere dirimente, quindi il punto cruciale è insegnare ad utilizzarli! Io eviterei di fare lo stesso errore che è stato fatto con internet quando andavo a scuola io (qualche anno fa' tra l'altro avendo 27 anni), vale a dire di non insegnare l'uso consapevole dello strumento ed essere succube delle sue meccaniche (come le echo chamber per dirne una).