Le conseguenze

Non tecnologia. Conseguenze.

Mi sono occupato di informatica per tutta la mia vita professionale.

Ma la cosa che mi preoccupa e mi avvince di più oggi non è la tecnologia. È quello che sta cambiando intorno, molto più in fretta di quanto ce ne accorgiamo.

Le domande che ho in mente sono queste. Che effetto hanno i chatbot sui giovani? Cosa decide un preside sui compiti a casa, quando ogni studente se li fa fare dall’AI? Come cambiano i processi della giustizia se gli avvocati usano l’AI per scrivere le arringhe e i periti per scrivere le perizie? Quanti neolaureati vengono assunti quest’anno rispetto a tre anni fa? Perché non riusciamo più a vedere un film di un’ora senza guardare lo smartphone? Quanta acqua consuma un data center? In quali ospedali arriva la diagnostica automatica e in quali no?

Sono domande a cui quasi sempre si può rispondere con dei numeri, ed è quello che voglio provare a fare. Quando scrivo che qualcosa sta succedendo, riporto le cifre e le fonti. Non “catastrofico”, non “rivoluzionario”: quanti, quanto, dove?

Due regole:

Mai la novità, sempre la conseguenza. L’uscita di un modello non è una notizia. Lo diventa nel momento in cui cambia una decisione che qualcuno deve prendere davvero.

Né apocalisse né entusiasmo. La tecnologia sta cambiando il modo in cui si lavora, si studia e si decide, e penso che di questo si parli poco perché fa meno spettacolo delle apocalissi annunciate e dei futuri paradisiaci. A muoversi, in ogni caso, non è “la tecnologia”: sono persone e istituzioni, con nomi e interessi.

Qui non troverete previsioni catastrofiche, recensioni entusiastiche di tecnologie nuove, tutorial, framework architetturali e prompt magici che trasformano un medico in un consulente McKinsey.

Chi scrive

Massimo Mentrasti, vivo a Roma, faccio questo mestiere da trentacinque anni.

Ho cominciato nel 1991 con il software di sistema real time per lo spazio e l’avionica: controllo del traffico aereo, controllo di terra dei satelliti. Nel 1996 ero al Marshall Space Flight Center della NASA, nel team responsabile dell’acquisizione della telemetria di un esperimento della missione Shuttle STS-75. Poi ventitré anni in Accenture, gli ultimi sedici da Partner — titolo che nel 2010 è diventato Managing Director — a costruire e far funzionare programmi di trasformazione digitale: l’ultimo contava 280 persone in diciotto paesi. Dal 2021 ho una società di consulenza mia, Aevoluta, quindici persone, che porta l’AI dentro il lavoro quotidiano di grandi organizzazioni.

Questo significa due cose. La prima è che quando scrivo di aziende che adottano l’AI lo faccio da stanze in cui sono stato. La seconda è che ho un conflitto di interessi: vendo consulenza sulle stesse tecnologie di cui scrivo qui. Non posso risolverlo, posso dichiararlo e tenere i due posti separati. Qui non troverete i nomi dei miei clienti né i miei servizi.

Fuori dall’orario: musica e scienza.

Scienze dell’Informazione all’Università di Pisa, 1989.

Cosa aspettarsi

Analisi approfondite, una alla volta, su un fatto solo: cosa è successo, perché quasi nessuno lo racconta così, i numeri, dove sta andando, cosa cambia per chi legge. Ogni tanto pezzi brevi su segnali deboli, quelli che oggi sembrano marginali e fra un anno no.

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I commenti sono aperti e li leggo tutti. Se avete un dato che smentisce qualcosa che ho scritto, mandatemelo: la correzione finisce nel pezzo, con il vostro nome se lo volete.

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Il nome

Il titolo è ispirato da un film che adoro di Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell’amore. Il film racconta quello che l’amore fa alla vita di un uomo convinto di averla messa al sicuro. Mi è sembrato assonante rispetto a quello che racconta questo blog.

Immagine: Clem Onojeghuo, Unsplash.

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